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Celebrazione Eucaristica per la Festa di SAN GIORGIO: OMELIA

Celebrazione Eucaristica per la Festa di SAN GIORGIO: OMELIA

CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER LA FESTA DI SAN GIORGIO: OMELIA

1. Fare festa, facendo memoria di San Giorgio, è da sempre per i Sangiorgesi vicini e lontani, espressione di un sentire comune, garanzia di appartenenza, radicamento in una lunga storia di fede. Da sempre ha rappresentato il convenire gioioso di un popolo e purtroppo quest’anno è limitatissimo il nostro convenire. Quest’anno la festa, epifania di bellezza, nelle sue molteplici espressioni non ci sarà, ma potrà essere vera lo stesso perché ci fa evitare i rischi che ci sono dietro ogni festa: la finzione e il mascheramento della verità sulla festa stessa. Quest’anno le nostre piazze saranno vuote, non si vivrà l’incontro gioioso, ma si potrà evocare la nostra storia, andare alle nostre radici, ricordare le persone che hanno dato lustro a questa nostra città. Insomma possiamo riscoprire i motivi per cui è nata la festa. Sì: ci mancheranno le nostre piazze piene e le nostre strade palcoscenico di quel brulicare di persone che si incontrano per il solo piacere di stare insieme, parlare, raccontarsi. Raccontarsi anche la speranza che ci è stata compagna in questo tristi giorni dominati dalla pandemia: la speranza vissuta di chi vuole stringere insieme, al di là delle diversità, un patto di vita e di amicizia, e dare un’anima, un senso alle tradizioni, riscoprendo il gusto del partecipare,interessarsi, compromettersi, vivere insieme la città. Non si guarda al passato se non proiettandosi verso un futuro:fare festa quest’anno sarà pensare ad un diverso scorrere del tempo individuando eventi, fatti, persone che possono essere elementi costitutivi di un modo bello, nuovo, originale ed entusiasmante di fare comunità.

2. La festa non celebrata di quest’anno servirà alla nostra città a ritrovare la sua vocazione naturale: di accoglienza innanzitutto; accoglienza è qualità delle relazioni,identità e appartenenza, sostanziale parità ed eguaglianza tra le diverse componenti della città. Di servizio: la festa ci insegna la scioltezza, la libertà dei gesti, la trasparenza, la luminosità. Dietro ogni scelta si espanda questo stile e questa modalità di porsi nel servizio agli altri.

Di aggregazione, e lo dico in un momento in cui ci è chiesto il necessario distanziamento sociale: ci sia un disegno comune che valorizzi il gusto di una progettualità politica, sociale e culturale non di parte.

Se ci si distingue è per unire, concordare, stimolare una rete di relazioni e di collaborazioni.

3. La festa di San Giorgio ci chiama a guardare avanti imboccando le strade di sempre, soprattutto quella della testimonianza. C’è una grande ricchezza di risorse, intelligenze,volontà, impegno nella nostra Porto San Giorgio. Per questo ci viene chiesto molto nel raccontare e trasmettere i valori e la fede soprattutto alle giovani generazioni.

E questo ci fa giungere sulla strada dell’armonia. La festa è una grande manifestazione di armonia. Cristo Risorto nostra festa, ci faccia scoprire l’armonia della fedeltà,della stima vicendevole, della collaborazione, del portare ognuno i pesi dell’altro.

4. La festa di San Giorgio infine risvegli in tutti la nostalgia di Cielo. “L’uomo moderno soffre d’amnesia di eternità” (Peguy) Questa amnesia io l’ho vista guarire in questo tempo dominato dal coronavirus dal “fare niente”: siamo stati costretti a fermarci, a pensare, a domandare, a pregare e abbiamo vinto la tentazione di correre da una “fontana” all’altra, anche a quelle inquinate, per spegnere la sete di eterno e abbiamo fatto silenzio. Mi ha illuminato in questa riflessione il fondatore del Monastero di Bose, Enzo Bianchi che su un quotidiano nazionale ha scritto un articolo initolato appunto “E’ tempo di fare niente”. Ve lo cito letteralmente Fare niente” significa metterci in silenzio e solitudine, anzitutto per prendere coscienza dell’esercizio dei nostri sensi e delle loro connessioni con quanto ci circonda. La nostra mente allora si ribella con i suoi mille pensieri, ma occorre avere pazienza e persistere nel fare nulla, in silenzio e solitudine. Poco a poco si fa largo in noi una certa quiete, si spegne l’ansia, cominciamo a sentire che abitiamo un corpo, che dal profondo giungono altre voci; anzi, scopriamo che “non c’è creatura senza voce”. Si vedono le cose in modo diverso, si diventa contemplativi, nel senso che si guardano persone e cose con un altro occhio, che spesso dimentichiamo di avere. Questa non è passività né evasione dall’impegno ma è la condizione per assumere con responsabilità il rinnovato impegno. All’aria aperta, osservando la natura che sta rifiorendo, su un balcone, o nella penombra di una stanza, questo fare niente è sempre possibile. Si afferma abitualmente che questa attitudine aiuta ad habitare secum, ad abitare con sé, ma l’esperienza m’insegna che ciò aiuta soprattutto a tessere relazioni vere con gli altri e con il mondo. Fare niente porta al quieto e gratuito pensare, ad aguzzare l’intelligenza, a esercitare il discernimento. Paul Celan profetizzava: “È tempo che sia tempo”. È tempo per fare niente.

E concludo: con questo pensare possiamo dire con assoluta certezza:il “meglio” deve ancora avvenire, il “più bello” deve ancora manifestarsi. Non solo. La festa di San Giorgio quest’anno è un grido del cielo verso la terra: è una provocazione divina nei confronti della nostra debole memoria umana. E se qualcuno ci domanderà: che avete fatto quest’anno per San Giorgio ? Noi risponderemo: Niente! E sarà lo stesso vera.