Le Novità del Nuovo Messale

Le Novità del Nuovo Messale

Le principali novità

La terza edizione italiana del Messale non va intesa come un nuovo testo liturgico, ma come la normale evoluzione del Messale di Paolo VI, quello uscito dal Vaticano II (edizioni latine: 1970, 1975, 2000/2008). Questa terza edizione del Messale si inserisce nella normale evoluzione di un libro liturgico che corregge, emenda e integra in base all’uso e all’esperienza celebrativa.
Non ci sono, a prima vista, cambiamenti radicali, tuttavia occorre riconoscere un miglioramento nel recupero di alcune espressioni e nel linguaggio utilizzato.

Per quanto riguarda l’Ordo Missae, il Messale latino ha recepito – riformulando e migliorando il testo – la Preghiera eucaristica V nelle sue quattro varianti, e le due preghiere eucaristiche della riconciliazione. È un aspetto interessante: una tradizione nazionale ha influenzato l’editio typica latina che è per la Chiesa universale.
Ci sono stati anche degli arricchimenti nell’edizione italiana rispetto a quella latina. Ad esempio, sono stati inseriti due prefazi in più per i pastori e due prefazi per i dottori, che non erano presenti né nell’edizione precedente, né nell’editio typica latina. Non è un aspetto secondario, se pensiamo alla necessità di utilizzare il prefazio dei santi dottori anche per alcune sante donne che hanno questo titolo.
Per quanto riguarda il proprio dell’anno liturgico ci sono alcune significative aggiunte. Innanzitutto, sono state inserite le messe vigilari per l’Epifania e per l’Ascensione, che non esistevano nell’editio typica altera.
• Aggiunta interessante della editio typica latina accolta in quella italiana è quella delle Orationes super populum per il tempo di Quaresima. Si tratta di un elemento tradizionale della liturgia romana, presente in Quaresima nel Messale di Pio V e non accolto in prima battuta in quello di Paolo VI. L’edityo tipica tertia, fedele al principio enunciato in SC 50, ha ritenuto opportuno reinserire nel Messale Romano questo elemento, che caratterizza il tempo di Quaresima. Le Orationes sono testi significativi che riprendono tematiche proprie della liturgia quaresimale.
Altra novità riguarda il canto. La terza edizione italiana ha scelto, in conformità all’editio typica latina, di inserire la musica direttamente nel testo del Messale per alcune parti del proprio della messa. Non si tratta unicamente di un aspetto editoriale, ma di un’attenzione ben precisa del Messale. Infatti, la Presentazione CEI afferma: «Nella consapevolezza che il canto non è un mero elemento ornamentale ma parte necessaria e integrante della liturgia solenne (…) si è scelto di inserire nel corpo del testo alcune melodie che si rifanno alle formule gregoriane presenti nell’edizione italiana del Messale Romano del 1983, adeguandole ai nuovi testi (Presentazione, 3).
• Nella editio typica tertia troviamo anche un «miglioramento terminologico» di non poca rilevanza sia dal punto di vista ecclesiologico sia da quello liturgico-teologico (cf. G. Boselli, Rivista del Clero Italiano, 3 (2020), 202-203). L’edizione latina sostituisce l’espressione Ordo Missae sine populo con Ordo Missae cuius unus minister participat. Di conseguenza, anche l’edizione italiana ha cambiato il vecchio titolo Messa senza il popolo con il nuovo Messa a cui partecipa soltanto un ministro (cf. OGMR, 252-255). In questo modo si sottolinea che «l’assemblea dei fedeli è sempre e in ogni sua possibile forma non solo il soggetto integrale della celebrazione ma anche il suo fine proprio che nessuno può in alcun modo alterare».
• Infine, non dimentichiamo la scelta del linguaggio inclusivo in diversi testi. Ad esempio, nell’atto penitenziale e nel ricordo dei defunti delle preghiere eucaristiche si è scelto di introdurre l’espressione «fratelli e sorelle». Questo vale anche per altri testi come la benedizione delle ceneri il mercoledì delle ceneri e l’inizio della processione la domenica delle palme. Se, in italiano, nessuno pensa che dicendo “fratelli” si escludano le donne, tuttavia è significativo che si sia introdotta questa modifica nei testi liturgici che sottolinea l’importanza di sapersi assemblea di «fratelli e sorelle».

NOVITÀ E MODIFICHE PRATICHE NEL NUOVO MESSALE

Il nuovo Messale Romano mantiene sostanzialmente invariata la struttura della precedente edizione. Si apre con una presentazione generale a cura della Conferenza Episcopale Italiana che contiene spunti, suggerimenti ed indicazioni su diversi aspetti liturgici e pastorali. Tra questi la possibilità di pregare il Padre Nostro con le braccia allargate e il divieto di utilizzare musica registrata e di inserire avvisi e preghiere devozionali dopo la Comunione (cfr. sezione: “Precisazioni“). Nessuna modifica è stata apportata nelle parti recitate dall’assemblea tranne che nel Gloria, nel Padre Nostro e nel “Confesso”, dove sono stati modificati alcuni vocaboli.

IL GLORIA E IL PADRE NOSTRO

Le novità più significative che si trovano nella terza edizione del Messale Romano e che riguardano più da vicino l’assemblea si trovano nel testo dell’Inno del Gloria e nella Preghiera del Signore, il Padre Nostro. Nel Gloria il nuovo testo prevede le parole “E pace in terra agli uomini, amati dal Signore” al posto di “E pace in terra agli uomini di buona volontà” (in latino “et in terra pax homínibus bonae voluntátis“). Anche se il latino parla chiaramente di “buona volontà” (bonae voluntátis) il cambio è dovuto a una migliore traduzione del testo originale greco (come già effettuato dalla nuova traduzione della Bibbia CEI del 208) . Difatti la formula del Gloria è ripresa dal Vangelo di Luca scritto originalmente in greco (Lc 2,14, il canto degli angeli dopo la nascita di Gesù). In questo modo si va alla fonte e non ci si limita a tradurre alla lettera la versione latina.
È invece oramai nota, dopo tante discussioni, la nuova traduzione della frase latina “et ne nos indúcas in tentatiónem” alla fine della preghiera del Padre Nostro. Non diremo più “Non ci indurre in tentazione” ma “Non abbandonarci alla tentazione“. Questa è la traduzione che la CEI ha approvato con la traduzione della Bibbia del 2008. Dopo lunghi dibattiti e discussioni, i vescovi hanno finalmente approvato questa soluzione introducendola nella liturgia eucaristica. Non si tratta di una traduzione letterale del testo greco (che indica “portare verso” e quindi “indurre”) bensì di una forzatura motivata da esigenze pastorali e teologiche. Per dirla con parole di papa Francesco, “dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo”. Nel testo del Padre Nostro c’è un’altra modifica, questa volta dovuta ad una corretta traduzione della versione latina: l’aggiunta della congiunzione “anche” nella frase “Come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori” (così anche la versione spagnola e quella francese). Non viene invece corretta quella che il noto esorcista padre Gabriele Amorth definiva una “traduzione erronea” del testo del Padre nostro, quel “liberaci dal male” che per molti esperti (tra i quali gli esorcisti) dovrebbe essere tradotto correttamente con “liberaci dal maligno”.

LINGUAGGIO “INCLUSIVO” E “CORRETTO”

Per quanto riguarda il Confiteor (“Confesso…”) durante l’atto penitenziale, si è optato per un linguaggio “inclusivo” e “politicamente corretto”: dove si diceva “Confesso, a Dio onnipotente e a voi fratelli…”, dovremo dire “Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle…“. Il termine “sorelle” (assente nell’editio typica del 2000 e in quella del 2008) viene inserito anche in altre preghiere dove il Celebrante diceva solamente “fratelli”. Come ad esempio nell’invito del Celebrante dopo la presentazione dei doni, dove si dirà: “Pregate fratelli e sorelle, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito…”. Così nel ricordo dei defunti: “Ricordati anche dei nostri fratelli e sorelle che si sono addormentati nella speranza della risurrezione”.

ALTRE NOVITÀ

Un’altra novità importante riguarda l’atto penitenziale. Non è più previsto l’uso dell’italiano “Signore pietà” e “Cristo pietà” ma, anche per l’assemblea, le formule in lingua greca: “Kýrie, eléison” e “Christe, éleison”. Anche l’invito del celebrante al momento della pace cambia leggermente. Non sentiremo più “Scambiatevi un segno di pace” ma “Scambiatevi la pace“. L’epiclesi della Preghiera eucaristica II (la più utilizzata) cambia, con l’aggiunta della parola “rugiada”. Il celebrante dirà dunque: «santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito». L’invito alla Comunione cambia l’ordine delle frasi: non più “Beati gli invitati… Ecco l’Agnello di Dio…” ma “Ecco l’Agnello di Dio… Beati gli invitati…“, per fedeltà al testo latino.
Queste sono le novità più interessanti e facilmente riscontrabili che i fedeli troveranno nelle celebrazioni eucaristiche dal momento in cui verrà adottato il nuovo Messale Romano. Ulteriori piccole modifiche si trovano in altre Preghiere eucaristiche, prefazi e orazioni, ma è normale pensare che solo i fedeli più attenti e formati riusciranno ad accorgersene.

FEDELTÀ AL TESTO LITURGICO CONTRO LITURGIE “FAI-DA-TE”

Nella presentazione al nuovo Messale i vescovi italiani invitano i pastori a studiare attentamente il testo per imparate “l’arte di evangelizzare e di celebrare” e richiamano ogni presbitero alla responsabilità e alla fedeltà al testo liturgico appena pubblicato affinché non ci si affranchi dall’autorità e dalla comunione con la Chiesa. Il principio della fedeltà «che si traduce in un vivo senso dell’obbedienza, impegna ciascun ministro a non togliere o aggiungere alcunché di propria iniziativa in materia liturgica». Difatti «la superficiale propensione a costruirsi una liturgia a propria misura, ignorando le norme liturgiche, non solo pregiudica la verità della celebrazione ma arreca una ferita alla comunione ecclesiale».